
Esercizio e Dati Tecnici:
| Apertura: | 27/10/1895 |
| Lunghezza: | Km 118+720 |
| Binario: | singolo, non elettrificato |
| Pendenza: | 25 X 1000 |
| Stazioni: | 11 |
| Fermate: | 14 |
| Passaggi a Livello: | 53 |
| Esercizio: | CTC/DCO (Sede Avellino) |
| Compartimento RFI: | Napoli (FL 128) |
| Note: | lunghezza massima dei treni ammessa: m. 275. Il servizio è attualmente sospeso |
La Ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio è una storica linea ferroviaria che collega Avellino in Campania con Rocchetta Sant’Antonio in Puglia, attraversando il sud-est della provincia di Avellino e servendo alcuni comuni delle province di Potenza e Foggia. La ferrovia è stata inaugurata tra il 1892 e il 1895 e originariamente trasportava merci e collegava i borghi disseminati sul territorio.
Dopo essere stata chiusa al traffico ordinario nel 2010, la ferrovia è stata riaperta a scopo turistico e culturale dal 22 agosto 2016. Oggi, la tratta Avellino – Rocchetta S. Antonio è percorsa a bordo di treni storici, offrendo un’esperienza immersiva nei paesaggi verdi dell’Irpinia e permettendo ai visitatori di scoprire la cultura locale, l’enogastronomia e le tradizioni.
La Ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio offre una serie di attrazioni uniche lungo il suo percorso, tra cui:
- Parchi naturali e paesaggi verdi: La ferrovia attraversa il cuore verde della Campania, offrendo spettacolari panorami e la possibilità di osservare la flora e la fauna locali.
- Ponti e viadotti: I convogli passano sopra opere d’arte ingegneristiche come ponti e viadotti, che sono testimonianza dell’ingegnosità costruttiva del passato.
- Gallerie e tratti in pendenza: La linea ferroviaria presenta gallerie e tratti in pendenza che aggiungono un elemento di avventura al viaggio.
- Stazioni storiche: Ogni stazione lungo la ferrovia ha la sua storia e il suo fascino, contribuendo a un viaggio immersivo nel tempo.
- Cultura irpina: Le fermate permettono di scoprire la cultura locale, l’enogastronomia e le tradizioni delle comunità attraversate.
Inoltre, ci sono eventi speciali come il Treno dei falò di Nusco e il Treno dei Tre carnevali, che offrono esperienze culturali uniche.
La Ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio ha una storia ricca e significativa. Il progetto per una ferrovia che collegasse le province di Avellino, Foggia e Potenza risale agli anni 1870, ma fu solo nel 1885 che la Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali ricevette l’incarico di redigere il progetto esecutivo. La linea venne divisa in tre tratte per i lavori, che comportarono la costruzione di opere d’arte in muratura e vari viadotti.
Le aperture iniziarono nel 1892 e si conclusero con la piena attivazione il 27 ottobre del 1895. Tuttavia, a causa del tracciato impegnativo e sinuoso e della modesta rilevanza dei centri attraversati, il traffico fu sempre modesto e a carattere locale. Non ebbe grande impulso nemmeno con l’avvento delle Littorine negli anni 1930.
La linea subì danni durante la seconda guerra mondiale e fu interrotta nel 1943. Un altro duro colpo fu il terremoto dell’Irpinia del 1980, che ne provocò una lunga chiusura e ulteriore perdita di traffico. Nel 1971 venne realizzato un raccordo industriale a servizio di una cava di silice nella zona di Pisciolo, nel territorio comunale di Melfi (PZ), che rimase attivo fino agli anni ottanta.
Dopo essere stata definitivamente chiusa al traffico ordinario il 12 dicembre 2010, la ferrovia è stata gradualmente riaperta al solo traffico turistico saltuario a partire dal 22 agosto 2016. Oggi, la ferrovia offre un’esperienza unica per i turisti, permettendo loro di scoprire la bellezza dei paesaggi verdi dell’Irpinia e la cultura locale.
La Ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio ha vissuto diversi momenti significativi nella sua storia:
- Inaugurazione: La linea venne inaugurata in tre fasi tra il 1892 e il 1895, collegando i centri di Avellino, Paternopoli, Monteverde e Rocchetta Sant’Antonio.
- Rivoluzione ingegneristica: La costruzione della ferrovia rappresentò una rivoluzione per l’intero territorio, con la realizzazione di opere d’arte in muratura e vari viadotti.
- Difficoltà di accoglimento: Le proposte per la ferrovia risalivano agli anni 1870 ma incontrarono difficoltà a essere accolte a causa di valutazioni difformi del tracciato da progettare.
- Sviluppo locale: Nonostante il traffico fosse sempre modesto e a carattere locale, la ferrovia contribuì allo sviluppo delle aree agricole dell’Irpinia.
- Danni bellici e terremoto: La linea subì danni durante la seconda guerra mondiale e fu ulteriormente danneggiata dal terremoto dell’Irpinia del 1980, portando alla sua chiusura.
- Riapertura turistica: Dopo essere stata definitivamente chiusa al traffico ordinario nel 2010, la ferrovia è stata riaperta al solo traffico turistico saltuario a partire dal 22 agosto 2016.
Questi momenti hanno plasmato la storia della ferrovia, trasformandola da un importante mezzo di trasporto in un’attrazione culturale e turistica che celebra il patrimonio storico e paesaggistico dell’Irpinia.
La Ferrovia Avellino – Rocchetta Sant’Antonio ha svolto un ruolo cruciale nei collegamenti tra i centri dell’Irpinia interna, mantenendo la sua importanza fino alla diffusione del trasporto su gomma. L’apertura della statale Ofantina ha migliorato i collegamenti con Avellino, l’autostrada Napoli-Bari e l’area di Lioni, Morra De Sanctis, Nusco e Conza. La storia della linea inizia nel 1868, con discussioni sul collegamento ferroviario lungo le valli del Calore e dell’Ofanto. Dopo varie polemiche sul tipo di ferrovia e sul tracciato, nel 1884 fu nominata una Commissione Governativa per determinare il tracciato più conveniente. La costruzione fu affidata alla Società delle Strade Ferrate del Mediterraneo nel 1888, nonostante le difficoltà dovute alla conformazione del territorio e alla mancanza di vie di comunicazione. Per facilitare il trasporto dei materiali, fu realizzata una tranvia a vapore tra Paternopoli e Montemarano.
La Ferrovia Avellino – Rocchetta Sant’Antonio è stata inaugurata il 27 ottobre 1895, dopo anni di discussioni e richieste da parte dei comuni interessati. La linea, lunga 118 km, ha subito un grande successo, diventando un mezzo di trasporto popolare per passeggeri e merci. Negli anni ’30, il Governo Italiano ha avviato un programma di ammodernamento delle ferrovie, introducendo le “Littorine” (ALn56), che hanno sostituito le locomotive a vapore nei treni locali. Questo cambiamento ha avuto luogo il 24 agosto 1933 e ha segnato un periodo di splendore per la linea.
Durante la seconda guerra mondiale, la ferrovia ha subito solo danni minimi, ma i razionamenti di carburante hanno portato alla scomparsa delle automotrici e al ritorno della trazione a vapore. Dopo la guerra, la linea ha affrontato una crisi dovuta all’emigrazione e alla concorrenza dei servizi su gomma. Tuttavia, negli anni ’50 e ’60, il treno è rimasto un importante mezzo di trasporto per gli irpini che emigravano verso il nord o all’estero.
Negli anni ’70, la ferrovia ha visto l’introduzione delle nuove locomotive diesel e la realizzazione di una variante per aggirare un lago artificiale. Tuttavia, il terremoto dell’Irpinia del 1980 ha causato gravi danni alla linea, portando a una lunga interruzione e a un lento declino. Le stazioni sono state ricostruite con prefabbricati, e molti paesi lungo la linea si sono spopolati.
Nonostante le promesse di miglioramenti e potenziamenti della rete ferroviaria dell’Irpinia, la ferrovia ha continuato a soffrire a causa delle migliorie stradali e della mancanza di investimenti. La storia della ferrovia è stata segnata da momenti di grande successo e da periodi di difficoltà, riflettendo le sfide e i cambiamenti che hanno colpito l’Italia nel corso del tempo.
La nuova stazione di Conza è stata costruita come parte di una variante ferroviaria, ma è rimasta inutilizzata per anni e sovradimensionata. Negli anni ’80, un raccordo ferroviario è stato creato con la zona industriale di Taurasi, ma anche questo ha avuto vita breve. La ferrovia ha visto una rinascita modesta del traffico merci, con treni Avellino – S. Angelo dei Lombardi e un raccordo a Pisciolo. Tuttavia, la linea è stata progressivamente abbandonata dagli utenti a causa di orari poco pratici.
Nel 1995, la linea ha festeggiato il suo centenario con un treno a vapore, ma i festeggiamenti sono stati ritardati dalla difficoltà a reperire i fondi necessari. Negli anni successivi, la linea è stata gestita con pochi interventi significativi e ha visto un servizio ridotto con pochi treni.
Recentemente, ci sono state discussioni sulla riqualificazione della linea, con pressioni da parte delle popolazioni locali e degli enti pubblici. Nonostante ciò, il futuro della linea rimane incerto, con la possibilità di chiusura ancora in discussione. La linea ha potenziale per il turismo grazie ai paesaggi e alle attrazioni culturali lungo il suo percorso. Tuttavia, la manutenzione e l’interesse per la linea sono limitati, e le iniziative per il suo utilizzo sono state ostacolate da costi elevati.
Dopo i lavori di manutenzione, la linea ferroviaria Avellino – Rocchetta ha visto la soppressione dei treni R3398 e R3397 a causa dei tagli al trasporto locale decisi dalla Regione Campania. Tuttavia, c’è stato un nuovo interesse per un rilancio turistico con il “treno irpino del paesaggio” del 5 settembre 2010. Nonostante il successo, i tagli hanno portato alla sostituzione dei treni con autobus dal 12 dicembre 2010. Per il futuro, si discute di ripetere i treni turistici, ma una ripresa del servizio viaggiatori sembra difficile a causa della scarsità di utenza e del disinteresse regionale. L’esperienza della Merano – Malles mostra che con l’integrazione al trasporto su gomma e orari calibrati alle esigenze dell’utenza, anche una linea meno trafficata può prosperare.



