
L’Abbazia del Goleto, situata a Sant’Angelo dei Lombardi in provincia di Avellino, è un complesso religioso fondato da San Guglielmo da Vercelli nel 1133. Questo luogo è un suggestivo rifugio di preghiera, spiritualità e accoglienza per i pellegrini in cerca di senso nella vita e della presenza di Dio. L’abbazia è visitabile liberamente tutti i giorni della settimana, dalle 9:00 alle 17:00 in autunno/inverno e dalle 8:00 alle 17:00 in primavera/estate.
L’Abbazia del Goleto ha una storia affascinante. Fondata da Guglielmo da Vercelli, il complesso ruotava attorno alla chiesa del Santissimo Salvatore, di cui oggi rimangono segni dell’abside. Il monastero grande delle monache e quello più piccolo dei monaci completavano questa cittadella monastica. L’abbazia è un luogo di grande valore storico e spirituale, e la sua architettura e atmosfera invitano alla contemplazione e alla riflessione.
Una delle prime opere ad essere realizzate fu la torre, in stile romanico, fatta edificare nel 1152 dalla badessa Febronia. Originariamente doveva essere a due piani, ma oggi ne è rimasto in piedi soltanto il tronco inferiore. Nella sua edificazione furono anche recuperati e riutilizzati materiali lapidei di un vicino mausoleo romano, quello di Marco Paccio Marcello, ancora oggi riconoscibilissimi grazie ad alcuni bassorilievi incisi su di essi. La torre fu costruita a scopo difensivo, poiché il monastero è situato in un luogo isolato, e le monache erano quasi tutte rampolle di famiglie aristocratiche. La solitudine del luogo poteva quindi accendere strani pensieri in qualche malintenzionato. Addirittura esiste un Diploma di re Ruggero, datato 1140, con cui il sovrano ordinava che il monastero di S. Salvatore del Goleto e le sue possessioni non fossero molestati da alcuno, e nessuno, eccetto gli stessi vescovi, poteva esigere alcunché dai beni di quella chiesa.
Con ogni probabilità già alla morte del santo fondatore, avvenuta nella notte tra il 24 e il 25 giugno del 1142, fu iniziato un primo rifacimento della chiesa che ne avrebbe ospitato le spoglie.
Notevole è la Cappella di San Luca, che fu edificata nel 1255 per accogliere un’insigne reliquia del santo evangelista. È il gioiello dell’abbazia.
Si raggiunge da una scala esterna il cui parapetto termina con un corrimano a forma di serpente con un pomo in bocca. Il portale di accesso è sormontato da un arco a sesto acuto e da un piccolo rosone a sei luci.
Sul fronte dell’arco un’iscrizione ricorda che la chiesa fu fatta costruire da Marina II.
L’interno è costituito da un ambiente a pianta quadrata a due navate, coperte da crociere ogivali.
Dei numerosi affreschi che arricchivano la cappella non restano che due medaglioni, raffiguranti le abbadesse Scolastica e Marina, e qualche episodio della vita di San Guglielmo.
Il monastero era anche punto di sosta dei pellegrini che si recavano a Gerusalemme trovandosi sulla grossa direttrice viaria romana, la via Appia pertanto non si esclude la presenza di templari, di scorta ai pellegrini.
Per circa due secoli la comunità monastica esercitò una forte influenza in special modo sull’Irpinia, la Puglia e la Basilicata, grazie anche alla predilezione e protezione che la nobiltà normanno-sveva ebbe sempre su di essa.
A partire però dal 1348, anno della peste nera, iniziò una lenta e inesorabile decadenza che determinò, il 24 gennaio 1506, la soppressione, ad opera del Papa Giulio II, della comunità monastica che, di fatto, avvenne con la morte dell’ultima abbadessa nel 1515.
Con la fine della comunità femminile “goletana”, il monastero fu unito a quello di Montevergine, che provvide ad assicurare la presenza di alcuni monaci.
Poi iniziò così una lenta ripresa che culminò, verso la metà del XVIII secolo, a seguito degli ingenti danni subiti dal complesso a causa del terremoto del 29 novembre 1732, con il restauro completo del monastero e la costruzione della chiesa grande, opera di Domenico Antonio Vaccaro.
Nel 1807 il sovrano di Napoli, Giuseppe Bonaparte, soppresse l’Abbazia. Il corpo di San Guglielmo fu traslato a Montevergine e le suppellettili del Goleto furono divise tra i paesi vicini.
Purtroppo però dal 1807 al 1973 il monastero restò abbandonato e gli appelli di alcuni per il recupero del venerato monumento risultarono vani.
Così chiunque poté trafugare portali e pietre, i tetti e le mura crollarono, i rovi diventarono padroni incontrastati insieme ad animali di ogni tipo. Solo il casale dei contadini continuò la sua vita secolare.
Nel 1973 si stabilì tra i ruderi dell’abbazia P. Lucio Maria De Marino (1912-1992), un monaco benedettino proveniente da Montevergine, che riportò con tenacia l’attenzione sull’esigenza del recupero materiale e spirituale del Goleto.
Dal 1990 al luglio 2021 i Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas, ispirata a Charles De Foucauld, si sono presi cura dell’animazione spirituale del complesso goletano, che è diventato sempre più punto di riferimento per tutti coloro che sono assetati di assoluto.
Dal luglio 2021 una fraternità presbiterale diocesana porta avanti le attività per far sì che il Goleto continui ad essere un luogo di preghiera, di spiritualità e di accoglienza dell’uomo pellegrino alla ricerca, che si ferma per scoprire il senso della vita e la presenza di Dio.
Con lui ebbero inizio i primi lavori di restauro che pian piano permisero il recupero funzionale del complesso monastico, restituendolo a nuova vita e allo splendore che oggi tutti possono ammirare.

Ecco quindi i momenti salienti della sua storia:
- Costruzione e Fondazione (1133): Guglielmo da Vercelli, giunto nell’Irpinia, iniziò a edificare un monastero femminile e un piccolo convento maschile. Le monache vivevano in clausura, mentre i monaci avevano il compito di vegliare e gestire economicamente il monastero.
- Periodo di Splendore (XII-XIV secolo): L’abbazia divenne ricca e potente, arricchendosi sia dal punto di vista artistico che di possedimenti terrieri. Le principali fautrici del successo del monastero furono le abbadesse Febronia, Marina I e II, Agnese e Scolastica.
- Decadenza e Soppressione (XIV-XVI secolo): A partire dal 1348, a causa anche della peste, iniziò un lento declino. Nel 1506, papa Giulio II decise di sopprimere il monastero alla morte dell’ultima abbadessa. Le spoglie di San Guglielmo furono traslate a Montevergine.
- Restauri e Rinascita (XVII-XVIII secolo): Tra il XVII e il XVIII secolo, l’abbazia fu completamente restaurata e una nuova chiesa fu costruita da Domenico Antonio Vaccaro.
- Restauri Contemporanei (XX secolo): Restauri e Attuale Situazione: Solo a partire dal 1973, grazie all’intervento del Ministero per i beni e le attività culturali e della Sovrintendenza della Belle Arti di Avellino e Salerno, l’intera struttura fu completamente restaurata. L’abbazia è ora gestita dai Piccoli Fratelli di Gesù. La Chiesa Grande, costruita tra il 1735 e il 1745 su disegno dell’architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro, è stata restaurata, ma alcune parti sono ancora in rovina a causa del terremoto dell’Irpinia del 1980.
Oggi, l’Abbazia del Goleto è un luogo di grande valore storico e spirituale, visitabile liberamente. Le sue strutture restaurate e la sua architettura invitano alla contemplazione e alla riflessione.
Affascinante è lo studio eseguito dal ricercatore irpino Marco Di Donato, il quale ha svolto approfondite ricerche su uno dei monumenti più mistici ed al contempo più poco noti del Sud Italia, l’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi.
L’Abbazia sorta nel 1133, ad opera del Santo Patrono dell’Irpinia Guglielmo da Vercelli, ma che a partire dai primi anni del 1800 venne abbandonata e lasciata alla mercé di vandali sacrileghi che la saccheggiarono e distrussero buona parte delle opere presenti al Goleto.
Lo studio di Marco Di Donato, che come lui stesso dice ama definirsi un semplice appassionato, si è basato in particolar modo sui simboli medioevali presenti al Goleto, simboli mai studiati in precedenza ma ricchi di storia e di mistero.
Uno studio questo che per le scoperte effettuate potrebbe proiettare il Goleto tra i luoghi a maggior misticismo presenti non solo in Italia ma addirittura nel panorama internazionale.
Le ricerche eseguite da Marco Di Donato pongono alla luce parallelismi tra Cavalieri Templari con Castel del Monte di Bari, la Cattedrale di Chartres in Francia e la Basilica di Collemaggio a L’Aquila: personaggi e luoghi accomunati da un nodo di mistero che i secoli ancora non hanno sciolto.
L’irpino Marco Di Donato durante i suoi viaggi al Goleto, ha individuato e studiato simboli di grande pregio quali figure antropomorfe e zoomorfe, una Triplice Cinta, un Centro Sacro, nonché un rarissimo “quatre de chiffre”, una Croce del Verbo, una Croce Patente (da molti nota con il termine di Croce Templare), un crittogramma (che potrebbe essere annoverato tra i più antichi mai rinvenuti in Italia) nonché altri simboli, alcuni dei quali più unici che rari, tutti risalenti alla metà del 1200.
Ma cosa collega l’Abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi con i Templari, con Castel del Monte, con Chartres e con Collemaggio?
In nessun altro luogo d’Italia è possibile individuare così tanti simboli e così tanti indizi tutti insieme. Quale sarà il significato del crittogramma?
Per tali motivi, lo studio dell’avellinese Marco Di Donato è stato anche oggetto di attenzione da parte di alcuni siti on-line che si occupano dei misteri dell’arte, che hanno pubblicato un sunto di queste ricerche con il titolo “L’Abbazia dei misteri: il Goleto”.